Profili di autrici noir
contemporanee Bibliografia ragionata a cura
della Biblioteca comunale di Castel Maggiore
Ma il giallo non è nato al
femminile? Il primo bestseller della storia
è The Leavenworth Case (Il caso Leavenworth o Il mistero delle due cugine) del
1878, scritto da Anna Katharine Green (1846-1935).
Tra le prime autrici di detective story, A. K. Green ha scritto circa una
quarantina di libri, tutti di notevole successo. Figlia di un noto penalista di
New York, deve la sua conoscenza del mondo giudiziario e delle procedure
investigative al lavoro del padre.
Il protagonista principale dei suoi lavori è il detective Ebenezer Gryce, della polizia
metropolitana di New York, che in alcuni racconti viene affiancato da un nuovo
personaggio femminile Amelia Butterworth, che
possiamo ritenere il prototipo della famosissima Miss Marple.
In seguito creò il personaggio di Violet Strange, girl detective, giovane esordiente investigatrice dalla vita segreta. Sarà Agata Christie
con Miss Marple a portare al centro della scena un
personaggio femminile che gioca finalmente un ruolo da protagonista. Autrice di
almeno un’ottantina di romanzi, la Christie ha
venduto più di due miliardi di libri. La fama da lei ottenuta non sarà un fatto
isolato, il periodo si connoterà
come estremamente prolifico. Altre scrittrici seguiranno il suo
successo, inaugurando la cosiddetta golden age
del giallo; tra le esponenti principali troviamo Ngaio
Marsh, Margery Allingham, Dorothy L. Sayers. Il modello femminile che emerge
rappresenta comunque un cliché rigidamente legato ad una ideologia familiare
rigorosamente maschilista, in cui le donne potevano avere solo ruoli “positivi”
in vesti di anziane matriarche, di angeli del focolare,
di eccentriche zitelle dedite ai gatti e ai nipoti, o di figure comunque quasi
asessuate e rassicuranti. La scena nella quale agiscono è perfettamente
orchestrata come in una rappresentazione teatrale: ambiente ben definito, personaggi che rappresentano
caratteristiche fisiche e psicologiche altrettanto delineate, tutto abilmente
intrecciato, con al centro la
figura dell’investigatore che tutto dipana abilmente, con arguzia e sensibilità
straordinarie, tenendo il lettore
comunque in un alveo estremamente garantito. La prima significativa
evoluzione dal classico mistery arriva con autrici quali Ruth Rendell, Patricia Highsmith e P.
D. James, tra le più importanti. Nonostante le peculiarità narrative di
ognuna, tratto comune è l’ambientazione: i protagonisti non agiscono più in una
scena teatrale; sono storie calate in ambienti reali, dove il contesto sociale
risulta determinante. Sia i soggetti femminili sia quelli maschili guadagnano
spessore e complessità psicologica. Entrano in scena figure femminili più
inquiete, non necessariamente positive (“buone”), ricche di sfaccettature. I
protagonisti maschili, spesso alter ego delle autrici stesse, acquistano
maggiore sensibilità psicologica, si allontanano dai tradizionali modelli di
virilità. A volte sono uomini molto modesti, dalla quotidianità grigia, ma
ricchi di sensibilità non solo intellettuale; sono personaggi anche loro decisamente più inquieti, alle
certezze sostituiscono il dubbio, talvolta decisamente amorali. E’ tutto questo
che connota fortemente la narrazione, non l’efferatezza dei delitti descritti
con cruenti spargimenti di sangue. Su questa scia prolificheranno
diverse “sfumature di giallo”, le più significative rappresentate dal thriller
e dal noir. Discorso a parte va fatto per la fiction investigativa di
ambientazione storica che, più che essere una sfumatura,
rappresenta un particolare tipo di collocazione temporale del genere, che
abitualmente è di tipo tradizionale. Si avrà così il giallo medievale o quello
ambientato nella Roma dei classici,
in cui il detective di turno è un personaggio storico. Anche in questo
caso le donne hanno dato un notevole contributo, soprattutto, nell’attenzione
alla ricerca filologica, alcune di esse sono infatti studiose che si sono poi
dedicate alla letteratura di genere, restituendoci affreschi storici a volte
molto precisi e documentati. Dal verbo inglese to thrill
(rabbrividire, far trasalire), il genere thriller punta decisamente su un
maggiore coinvolgimento emotivo, cercando di creare una continua tensione
attraverso l’uso di ambientazioni suggestive, elementi di suspense, continui
colpi di scena, momenti di trepidazione che trasportano il lettore in uno stato
di ansia e allarme permanenti. Così le trame risultano spesso ricche di
intrecci, scontri violenti, omicidi compiuti su larga scala; il ritmo narrativo
è veloce, alternando dialoghi, osservazioni, riflessioni a situazioni
pericolose che vedono il protagonista destreggiarsi per sconfiggere
l’antagonista e salvare la vita a se stesso e spesso anche ad altri
personaggi. Nella struttura
mantiene un legame con il mistery classico,
nel proporre un sicuro schema narrativo, con intervento risolutivo certo.
Grazie alla sua fortuna commerciale, il thriller si è sviluppato in modo
seriale, inaugurando corpose produzioni in ambito legale, medico, politico e
psicologico. Il romanzo noir, noir fiction
in inglese o polar in francese, prende le
distanze sia dal giallo classico anglosassone sia dall’hard boiled di matrice americana sia dal thriller moderno,
generi essenzialmente “chiusi”. Per la indiscussa libertà delle trame narrative
nelle quali spesso è assente il lieto fine, l’azione non è predominante, come
non è predominante la figura dell’investigatore che, quando c’è, risulta una
figura problematica, tormentata e ben lontana dal duro e vincente suo
predecessore. Al contrario, spesso la storia è raccontata dal punto di vista
criminale. Il finale di un noir è poco consolatorio, a volte capita addirittura
che non esista un finale o che non ci sia soluzione alla vicenda narrata dal
romanzo. Di estrema importanza è lo sfondo sociale nel quale i protagonisti
agiscono, il mondo drammatico che circonda e ingloba i singoli drammi
personali. L’analisi sociologica e psicologica degli elementi è portata al massimo
livello espressivo e narrativo. Le autrici “nere”contemporanee,
si rifanno alla scuola delle maestre Rendell, Highsmith, James, a volte
spingendo l’indagine anche nella sfera politica e finanziaria: la realtà
irrompe nella fiction, tanto da
mostrarsi spesso, come osserva acutamente Gore Vidal,
“come il modo migliore per raccontare la crisi dell’Occidente”. Questi continui sconfinamenti
del noir portano all’esplosione del giallo. Una caduta delle tradizionali
barriere narrative apre ad una letteratura non più di genere, mantenendo come
unica matrice originale la riflessione sull’azione criminale come
manifestazione primordiale del lato oscuro dell’uomo. La presente guida, che pur vuole
rendere omaggio alla letteratura di genere al femminile, non ha comunque la
pretesa di abbracciarla interamente.
Essa si limita a fornire elementi bio-bibliografici,
di alcune delle autrici più
rappresentative del noir, riservando alle altre spazi più sintetici, riassuntivi delle principali
declinazioni del giallo. Attraverso tale scelta
metodologica si è voluto proporre uno strumento conoscitivo della ricchezza di
contaminazioni letterarie proposta dall’ultima evoluzione del genere, che vede
le donne in primo piano, protagoniste intellettuali del panorama contemporaneo.
GOLDEN
AGE Agatha Mary Clarissa Miller, (
1890-1976) nota come Agatha Christie, contrariamente ai suoi
fratelli, non ha mai frequentato una scuola e della sua educazione si sono
occupate personalmente la madre, la nonna e le numerose governanti. Il suo
sogno di bambina era diventare una cantante lirica, arte alla quale si dedica
fin quando si rende conto di non averne la stoffa e comincia a dedicarsi
all’altro suo hobby, la scrittura.
Inizialmente pubblica alcune poesie con lo pseudonimo di Mary Westmacott.
Dal 1920 esordisce con i fortunati romanzi in cui compare Hercule Poirot. La sua vita
abbastanza movimentata la porterà a viaggiare molto in Medio Oriente; è proprio
in questo periodo che nasce il personaggio di Miss Marple.
Giallista di fama mondiale, cura sempre i suoi
romanzi con grande abilità, creando un'atmosfera intrigante attraverso
personaggi ed ambienti di facile riconoscibilità:
descrizioni accurate, senso della suspense, ambientazioni realistiche
dettagliate, personaggi mai privi di spessore o di caratterizzazione. Noto, grazie anche alle sue fortune
cinematografiche, è il personaggio di Hercule Poirot, investigatore belga, uomo dall’aspetto goffo,
estremamente elegante, dall’età imprecisata, risulta antipatico per la sua
saccenteria. Il suo metodo investigativo si basa sulla conoscenza della natura
umana e sul ragionamento, ma il personaggio acquista umanità e simpatia quando
si trasforma in essere emotivo e impulsivo, arrivando alla conclusione del caso
d’istinto, come un poeta colto dall’ispirazione. Introdottasi quasi per caso, a
differenza di Poirot, come uno dei personaggi di una
serie di racconti destinati ad apparire su una rivista, soltanto qualche anno
più tardi Miss Marple diventa protagonista di un
romanzo. Simpatica vecchietta, fragile nell’aspetto ma forte delle sue
conoscenze di criminologia, alterna le sue indagini investigative alle serene
attività di gentildonna inglese. Coinvolta quasi sempre per caso nella
risoluzione dei fatti criminosi cui le capita di assistere, si avvale della sua
profonda conoscenza della natura umana che costituisce, per così dire, un suo
passatempo. Ngaio Marsh
(1895-1982), dopo essersi dedicata con successo anche alla pittura e alla
recitazione teatrale, si interessa alla scrittura, ottenendo i primi successi
con la creazione del “suo” ispettore Roderick Alleyn. Alto, bello, elegante, di origine aristocratica. Da
allora Alleyn diventa il protagonista di tutti i 32
romanzi della Marsh e di una raccolta di racconti. La
Marsh è molto abile nel caratterizzare le
ambientazioni dei suoi libri, che spaziano dall'Inghilterra alla Nuova Zelanda,
al mondo a lei familiare del teatro. E così risulta sempre affascinante
immergersi nelle atmosfere dei suoi gialli, immaginando di trovarci pure noi a
passeggiare per le verdi colline del Devon o a
trascorrere una tranquilla serata in un tipico pub inglese. Margery Allingham
(1904-1966), conosciuta anche con lo pseudonimo Maxwell
March, inizia a dedicarsi alla letteratura sin
dall’infanzia, e il suo primo libro, un romanzo d’avventure, è stato pubblicato
quando la giovanissima scrittrice frequentava ancora le scuole superiori a
Cambridge. La sua attività nel campo della narrativa poliziesca inizia nel 1927
ma precedentemente la Allingham aveva tentato anche
la via del teatro pubblicando una commedia che non fu mai rappresentata. Il suo
secondo romanzo poliziesco nel ‘29 introduce il languido Albert
Campion, l’investigatore che sarà il protagonista di
tutti i successivi romanzi. La vena migliore della scrittrice emerge al di
fuori delle cadenze obbligate dello schema poliziesco: elegante introduzione
d’ambiente, franca connotazione dei personaggi, dialoghi pregnanti e
inquisitori. Nella sua narrazione l’interesse per l’enigma è una questione di
scarsa importanza, secondario rispetto allo sviluppo della vicenda. Il mistero
è un elemento accidentale e il delitto costituisce una sorta di presenza chiave
che serve a porre nel debito risalto il disegno di contrapposizione fra i
protagonisti di un “dramma”. Dorothy Leigh
Sayers (1893-1957) è tra le prime
donne laureate nella prestigiosa università di Oxford. Studiosa di lingue
moderne, scopre fin da subito di non essere portata per la routine accademica,
e volge il suo talento nel campo editoriale e pubblicitario. Proprio di quegli
anni è il suo primo romanzo, libro che introduce sulla scena letteraria Lord Peter Wimsey, aristocratico
investigatore dilettante destinato a diventare l’eroe di ben quattordici volumi
tra romanzi e racconti, conoscendo dopo pochi anni dal suo esordio, anche il
successo teatrale. Successo che è continuato anche dopo la morte dell’autrice,
fino alla fondazione nel 1976 della Dorothy Sayers Society, che raccoglie centinaia di iscritti,
appassionati e studiosi dei suoi scritti sparsi in tutto il mondo. Insieme alla
Christie e altri scrittori è cofondatrice
del Detection Club, tra le cui finalità vi è quella di vincolare i suoi soci al
rispetto di una sorta di codice etico nella scrittura, tale da garantire al
lettore la possibilità di indovinare il colpevole prima del finale. Con la Sayers si introduce per la prima volta l’investigazione
scientifica in senso moderno. NUOVO
MISTERY Ruth Rendell (1930-) fino agli anni ’50 ha lavorato come giornalista e editor, per poi esordire
come romanziera nel 1964 con la serie dell’ispettore capo Wexford,
il suo personaggio più famoso, e lo scenario dove sono ambientate moltissime
delle sue storie, la piccola città di Kingsmarkham.
Da allora ha pubblicato oltre cinquanta romanzi e raccolte di racconti, che possono
essere divisi in tre categorie: le indagini dell’ispettore; romanzi di suspense
dallo spiccato taglio psicologico; thriller di maggiore lunghezza e complessità pubblicati sotto lo
pseudonimo di Barbara Vine. Molti suoi romanzi sono stati adattati per il cinema e la
televisione, tra cui Carne tremula (Pedro Almodovar), Il buio nella mente (Claude
Chabrol) e l’intera serie dell’ispettore Wexford per la BBC. I romanzi che vedono le
investigazioni del burbero e acuto Reginald Wexford si sviluppano attraverso approfonditi ritratti
psicologici grazie ai quali l'autrice esplora il mondo criminale tramite le
ossessioni sessuali, gli effetti dell'incomunicabilità e l'incidenza della
casualità sulle personalità criminali. In molti di questi episodi narrativi i protagonisti
sono spesso disadattati ai margini della società. Rimarchevole è la sua
capacità di cogliere l’evoluzione sociale, come il diffondersi della violenza domestica, il razzismo,
i temi ambientali e gli effetti dell'accresciuto ruolo sociale delle donne. Patricia Highsmith,(1921-1995) nasce in Texas,
figlia di genitori divorziati,
viene cresciuta dalla nonna. Fin dall’infanzia mostra interesse per la
scrittura. Il suo primo romanzo Sconosciuti in treno viene pubblicato
negli USA nel 1950, ma non riscuote un grande successo. E’ in Europa che la sua
opera è maggiormente apprezzata anche dalla critica e dove l’autrice si trasferisce definitivamente nel 1963. Il
vecchio continente sembra esercitare sull’autrice un fascino suggestivo,
infatti molte delle sue opere sono ambientate proprio in Europa. E’ grazie alla
sua lucida introspezione che, nonostante la rapida successione degli eventi,
riusciamo a vedere i personaggi in tutto il loro tridimensionale e vibrante
spessore. La produzione della Highsmith non scende
mai di tono, non indulge in gratuite scene di efferata violenza, eppure non
manca mai di illustrare il crimine con realismo, sottile perizia e
straordinaria abilità. Protagonisti sono spesso quei fatti della quotidianità
che si mutano in “un’allucinante vicenda”, quelle pagine di cronaca in cui
un’intera vita si riduce a un “trafiletto sormontato da una fotografia”. Cinque
sue opere hanno al centro la figura di Mr Tom Ripley, truffatore,
assassino, la cui amoralità incarna perfettamente le “qualità” dell’eroe
negativo, che irrompe con prepotenza sulla scena del giallo moderno. La velocità e l’approfondimento
psicologico della sua scrittura, rendono i suoi libri particolarmente adatti
alla trasposizione cinematografica: L’altro uomo di Hitchock e Il talento di Mr. Ripley di Minghella. Phyllis Dorothy
James (1920-), britannica e membro
permanente della Camera dei Lords,
personaggio
dalla vita intensa e travagliata che a causa della malattia mentale del marito,
dovrà occuparsi interamente del sostentamento della sua famiglia. Inizialmente
deve quindi conciliare la sua attività al
Security Service
britannico e la carriera letteraria. Infatti pubblicherà il suo primo libro
all’età di trentacinque anni.
Appassionata lettrice, della Golden Age
e soprattutto della Sayers, sceglie questo modello
narrativo popolare, sia perché affascinata dalla struttura del genere e delle
sue possibilità espressive sia per avere maggiori possibilità di affermazione. Il successo arriva con la
creazione del personaggio dell’ispettore Adam Dalgliesh,
poliziotto-poeta dalla grande cultura letteraria che, figlio di un curato di
campagna, cita spesso passi della Bibbia. Il contesto storico in cui si muove Dalgliesh è l’Inghilterra vittoriana dagli anni quaranta ai
sessanta; la classe media borghese, spesso al centro delle trame criminali,
diventa pretesto per descrivere l’ambiguità che si cela dietro l’apparente
tranquillità di questa società. Anche quando si allontana da questo contesto,
rimane la volontà indagatrice degli aspetti contraddittori dei rapporti umani,
svelando le ipocrisie che li sottendono. Oltre all’adattamento televisivo
della BBC della serie
dell’ispettore Dangliesh, nel 2006 è stato portato
sugli schermi cinematografici I figli degli uomini tratto dal suo
romanzo omonimo. THRILLER Patricia Cornwell
(1956-) nata a Miami da famiglia di estrazione borghese discendente di Harriet Beecher Stowe,
l'autrice de La capanna dello zio Tom. Nonostante
un'infanzia difficile e una degenza in un ospedale psichiatrico, ebbe una lunga
carriera giornalistica e dopo aver fatto l'analista
informatica presso l'ufficio di Medicina Legale della Virginia, ha
raggiunto il successo come scrittrice di romanzi, centrando le proprie storie
poliziesche sulla figura di un medico legale donna, Kay
Scarpetta, che affronta e risolve casi di omicidio, alcune volte con l'aiuto
della nipote Lucy e del poliziotto Marino. Con l’introduzione della figura dell’anatomopatologa,
la Cornwell si distacca dalle altre crime stories, arricchendo l’indagine con la cruda, talvolta
agghiacciante evidenza del dato scientifico, trasportandoci nei territori
inconsueti della ricerca e della tecnologia. L'enorme successo di critica e pubblico dei romanzi che
vedono protagonista la dottoressa Scarpetta non è stato eguagliato dai romanzi
che hanno per protagonisti Judy Hammer
e Andy Brazil. Kathy Reichs (1950-),
nata
a Chicago, è un'antropologa forense e una docente universitaria autrice di romanzi di genere medical thriller. Fa parte dei cinquanta
antropologi forensi riconosciuti dall'American Board of Forensic
Anthopology e del Board of Directors
dell'Accademia Americana di Scienze Forensi. Le sue conoscenze sono confluite
nel suo personaggio di maggior successo, Temperence Brennan, detta Tempe, non a caso
un’antropologa forense. Buona
parte della sua produzione letteraria ha fondamenta
scientifiche. Le moderne tecniche di indagine menzionate nei suoi
racconti, e la relativa moderna strumentazione necessaria per attuarle, sono
parte essenziale dell'attività di antropologa legale di Reichs
che, nella finzione del suo lavoro letterario, cerca di descriverle in maniera
accessibile a una vasta gamma di lettori.
E' stata
prodotta una serie televisiva
ispirata proprio ai romanzi della Reichs
intitolata Bones (Ossa). Carlene Thompson (1952-) Nata a Parkersburg, Ha
insegnato letteratura inglese all'Università dell'Ohio e poi all'Università
del Rio Grande, prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Oggi insegna
part-time al Marshall University Mid-Ohio
Valley Center. Fin da piccola si dedica alla
scrittura e negli anni successivi tenta diverse volte di pubblicare dei
racconti senza successo. Finalmente negli anni novanta pubblica il suo primo
libro “Nero come il ricordo” (Black for Remembrance).
GIALLO STORICO Margaret Anne Doody
(1939-) canadese, è professore di inglese e letteratura
comparata nella Notre Dame University. Scrittrice per diletto sembra porre alla
base dei suoi gialli, ambientati nell’antica Grecia, l’idea che il metodo del
tipo di detective alla Sherlock Holmes,
non sarebbe stato possibile se non applicando il metodo dimostrativo della
logica aristotelica al crimine. Al
centro delle sue storie troviamo il mitico filosofo di Stagira
nelle per lui inedite vesti di investigatore; secondo la Doody,
siamo probabilmente di fronte al
primo prototipo di Sherlock Holmes
della storia, o meglio di Nero Wolfe, dato che
Aristotele, come lui, non si muove
mai da casa ed è una mente ordinatrice di indizi raccolti dalla classica
spalla, in questo caso un giovanotto ateniese di nome Stefanos
, suo ex studente del Liceo, volenteroso, simpatico, ma non abbastanza sveglio
per ordinare in proprio un'indagine.
La scrittrice, con questo tipo di giallo investigativo, ci propone una
sorta di esperimento. Convinta di una certa ipotesi sulla nascita del genere
romanzesco, ha voluto provare l’adattabilità del mondo della Grecia classica
(ricostruito con fedeltà filologica e storica) alle emozioni, alle psicologie,
alle peripezie del romanzo moderno. Danila Comastri Montanari (1948-)
bolognese, laureata in Pedagogia e in Scienze Politiche, per vent'anni insegna
storia, per poi dedicarsi a tempo pieno alla narrativa. Non è quindi a caso che prediliga il
giallo storico, genere che le permette di conciliare i suoi principali
interessi: lo studio per il passato e la passione per gli intrecci del mistery. Nel 1990 scrive il suo primo romanzo, “Mors Tua” in cui esordisce il detective dilettante
Publio Aurelio Stazio.
Nobile senatore della Roma
della metà del I secolo d.C. , amante delle belle donne, curioso, intelligente
ed amico dell’imperatore Claudio, costruisce il cardine della quasi totalità
dei libri che l’autrice ha scritto, ambientati in questo contsto
storico. Lo stile, molto lieve, e le accurate descrizioni della vita
quotidiana, permettono una facile lettura anche da parte dei giovani, offrendo
un piacevole contributo alla comprensione della storia della Roma Imperiale.
La stessa autrice ha scritto di
sé: Non so fino a che punto ritenermi una scrittrice dell’inquietudine.
Scrivo narrativa di genere, per di più seriale (si può ancora dire letteratura
di massa o suona ormai obsoleto?) e, per mia precisa volontà, le mie
storie sono a volte avventurose, a volte comiche, a volte drammatiche, ma quasi
mai angoscianti: il giallo si occupa di morti ammazzati sulla carta, e
nel poliziesco storico, che io coltivo, le vittime sono schiattate da secoli,
quando non da millenni. E' una prospettiva molto consolatoria per esorcizzare
le paure. Ellis Peters (1913–1995) Di origine gallese, autrice
estremamente prolifica, nel corso
della sua lunga carriera, affronta diversi generi letterari; molte delle sue opere sono abilmente
ambientate nella patria degli avi e occupandosi di storia e fiction di contesto
storico, saggistica, traduzione di classici della letteratura ceca e mistery, genere
quest'ultimo per il quale è maggiormente conosciuta. Molti sono gli pseudonimi
sotto i quali spesso si cela, come Ellis Peters firmò tra l'altro la serie di romanzi dedicata
all'ispettore Felse e quella medioevale
incentrata sulla figura di Fratello Cadfael,
acuto osservatore della natura umana, monaco erborista dell’abbazia
benedettina di Shrewsbury. Lo stile garbato, del classico mistery
e la cura descrittiva degli ambienti creano il mix che rendono così popolare
questa serie di gialli, portata anche sugli schermi televisivi in una serie
interpretata dall'attore inglese Derek Jacobi, che l’ha resa celebre anche in Italia. Ben Pastor (1950-) nata a Roma da genitori italiani, si laurea in
Lettere con indirizzo archeologico e subito si trasferisce negli Stati Uniti
dove inizia la sua carriera di docente di Scienze Sociali presso numerose
Università e, nel contempo, accanto a un'intensa attività saggistica e
didattica si cimenta nel giallo storico scrivendo decine di racconti per
le principali riviste di letteratura poliziesca. Nel 2000 pubblica negli USA Lumen,
il primo romanzo poliziesco della serie di Martin Bora,
tormentato ufficiale-investigatore tedesco ispirato
alla figura di Claus von Stauffenberg,
l'attentatore di Hitler nel 1944. In seguito, in altri due libri,
rivisita i personaggi e le atmosfere della Praga magica di Kafka
e di Roth,
attraverso un composito intreccio giallo ambientato alla vigilia della Prima guerra mondiale. Con il personaggio dello storico-detective
realmente esistito, Elio Sparziano ("Aelius Spartianus"), sposta il suo interesse al mondo del Quarto secolo d. C.. La
narrativa di Ben Pastor si caratterizza per un taglio
profondamente influenzato dal postmodernismo,
dove le regole classiche del mystery si incontrano e si contaminano con quelle del romanzo storico
e del racconto di introspezione psicologica, dando vita ad uno stile letterario
estremamente sofisticato e articolato. NOIR
Paola Barbato Nata il 18 giugno 1971 a Milano, è stata trasferita sul Lago di Garda quasi subito dai genitori che avevano paura che a Milano crescesse nello smog. Ha fatto prima il liceo linguistico e poi l'università, è tutt'ora laureanda in Lingue e Letteratura straniere. Dal 1999 è nello staff degli sceneggiatori di Dylan Dog, edito dalla Sergio Bonelli Editore, di cui era appassionata lettrice da
adolescente. Non ha hobby, non fa sport. Ha tre cani, è un'animalista convinta.
Non ha passioni politiche, non crede che la politica esista e anche con la fede
“non va tanto bene”. Lavora tanto. Se non lavora per Dylan
Dog, lavora per l’Associazione “Mauro Emolo”, che si
occupa di persone affette da una malattia genetica neurodegenerativa
ereditaria chiamata Corea di Huntington. BIBLIOGRAFIA
Christine Von Borries Christine Von Borries è italiana o quasi, nata a Barcellona nel 1965, da
padre tedesco e madre torinese, parla con accento fiorentino e vive a Palermo
dove lavora come pubblico ministero. Con solo due titoli all’attivo, ha già
raggiunto una certa notorietà, forse anche perché ha potuto contare su una
bella postfazione al suo primo libro di Andrea Camilleri: «Ha una scrittura lineare che non si
perde in rivoli collaterali... Non procede mai per colpi di scena. La sua
abilità consiste nella scelta, e nella tenuta, di una felice tecnica di
racconto». Non è un magistrato la protagonista delle sue
indagini: Irene Bettini, è vicedirettrice dell'ufficio decimo del Sisde, ovvero l’enorme archivio computerizzato
dell’organizzazione. Praticamente
un «topo d'archivio» che, proprio in virtù della propria efficienza sul lavoro,
viene scelta dal coprotagonista Roberto Taddei, agente operativo della stessa organizzazione. E’
una ragazza come tante, attraente ma non bellissima, di vivida intelligenza,
con una vita familiare complicata, esperienze amorose più o meno felici e salde
amicizie. Il suo spirito osservatore, la sua curiosità che è interesse per la
vita, i suoi principi mai proclamati ma coraggiosamente rispettati, la portano
a trovarsi immersa in situazioni a volte pericolose e comunque complesse,
collegate ai grandi problemi della nostra società. E’ significativo, che in
queste storie non c’è delitto, o comunque non si tratta di omicidio. Sono
romanzi d’indagine, dalla scrittura semplice e lineare, che intrattiene mettendo in gioco un mondo di affetti e
piccole manie tutte femminili, pagina dopo pagina, in modo garbato ma
implacabile. Christine von Borries conduce i lettori dentro gli intrecci perversi che
a volte collegano i poteri forti di un paese, raccontando meccanismi
sotterranei e insidiosi noti solo agli addetti ai lavori. E lo fa con la sua
competenza di magistrato prestato al romanzo e votato alla giustizia. BIBLIOGRAFIA
·
Fuga di notizie, Guanda,
2005
·
Una verità o l’altra, Guanda,
2006
Elisabetta Bucciarelli Elisabetta Bucciarelli,
scrittrice e giornalista, vive a Milano,
dove si è diplomata in Drammaturgia presso il Laboratorio di Scrittura Drammaturgica del Piccolo Teatro di Milano. Ha lavorato sui
temi della scrittura partecipando a seminari presso il Piccolo Teatro di Milano
con Giorgio Strehler e a San Marino con Tonino
Guerra. Come giornalista ha collaborato con diverse testate occupandosi di
attualità, cinema, arte, psicologia, nuove tendenze. Lavora per Booksweb.tv, televisione culturale online.
Ha collaborato alla stesura di testi teatrali e cinematografici. Come noirista, ha pubblicato quattro libri con al centro il
personaggio di Maria Dolores Vergani,
single (un po’ per scelta, un po’ per incroci sbagliati di destini diversi), ex
psicologa, di professione fa l'ispettore di Polizia e vive del suo lavoro.
Raccontata in uno spaccato di vita tra i 30 e i 40 anni, età in cui ci si
confronta con il mondo, il corpo femminile cambia e l'anima è maggiormente
sensibile alle emozioni forti, la Vergani è piuttosto
rigida, idealista, pura nelle sue aspettative. Questo le costa parecchio.
Uomini sbagliati, rapporti complessi, difficoltà a prendere coscienza
dell'impossibilità delle relazioni. Ha massima comprensione per le menti malate
dei colpevoli e un senso di giustizia che assomiglia più a un'autentica ricerca
della verità, quella che non risparmia nessuno e fa sentire tutti, se ne hanno
coscienza, un po' dalla parte del torto. Ma è anche un personaggio surreale.
Ama l'arte, e cerca di astrarsi dal male del mondo proprio attraverso la
bellezza. Come valore etico, non solo estetico. “Ho scelto un ispettore donna,
e il genere noir, per indagare il mondo femminile. I lati oscuri, le
incertezze, le rinunce, i compromessi a cui le donne sono ancora costrette. La
mia personale epica passa dalle “piccole” cose del quotidiano per arrivare alle
“grandi.” afferma la Bucciarelli. Oltre alla
difficoltà di essere donna, ai rapporti difficili e contrastati con gli uomini
e a volte con le altre donne, l’autrice parla attraverso una raffinata analisi
psicologica, del dualismo insito in ogni persona, oppure (come nell’ultimo
episodio della serie) di pedofilia, prostituzione, stupro. Temi difficili e
complessi che l’autrice affronta, sul confine tra noir e narrativa tout
court, con una scrittura affilata ma sobria, tagliente, efficace ma lieve.
Non ammicca verso il lettore, non ne cerca la comprensione o la complicità.
Esprime la verità nuda e cruda, la artiglia con rabbia graffiante e impotente.
Racconta, soprattutto, la difficoltà di scendere a patti con se stessi in un
mondo che sempre più spesso prima ci ferisce e poi ci chiede di dimenticare. BIBLIOGRAFIA
·
Happy Hour, Mursia, 2005
·
Dalla
parte del torto, Mursia, 2007
·
Femmina
de luxe, Perdisa
pop, 2008
·
Io ti
perdono, Kowalski, 2009
Charlotte Carter Charlotte Carter vive a New York
e insegna scrittura letteraria
alla Rutgers University. Freelance editor e lettrice,
ha vissuto a lungo in Francia, Canada e Nord Africa. L’eroina dei suoi numerosi
romanzi (dei quali solo due pubblicati in Italia) è Nanette
Hayes: bella come Grace Jones, laurea in Francese, suona il sassofono quasi come
una professionista del jazz, esibendosi agli angoli delle strade di New York.
Il suo idolo è sua zia Vivian, una donna libera e
giramondo che le ha ispirato la passione per la musica e il buon vivere. Una
donna come poche, sofisticata come una modella, capace di scolarsi
quantità impressionanti di vodka, di sperperare tutti i suoi soldi, di farsi
spezzare il cuore da tutti gli affascinanti farabutti di questo mondo, di
mangiare strani cibi esotici, di spostarsi da New York a Los Angeles, dal Messico
alla Francia giusto per andare a una festa o raggiungere un fidanzato. Nanette ha sempre voluto essere come sua zia. Ed è per
questo che, quando sua madre, dopo aver ricevuto uno strano e inquietante
telegramma da Parigi, informa i familiari della scomparsa di Vivian, “Nan” si precipita nella
capitale francese in cerca di zia “Viv”, nelle
intense notti parigine, tra locali malfamati, strade buie, avventure
mirabolanti e crimini inaspettati. Affascinata dalle strade e dalle luci
parigine, Nanette si perde in un vortice di cibo,
sesso, musica senza poter aiutare nessuno. L’autrice muove i personaggi in una
Parigi, e in una Manhattan, nel secondo episodio,
soprattutto notturne: ristoranti, locali, profumo di vini e cibi, ma anche
stazioni del métro, vagabondi, barboni senzatetto e artisti di strada, topless girls e malavitosi. Il finale noir, cupo e devastante, non
toglie nulla all'essenza brillante, informale e piacevolmente scorrevole della
scrittura di Charlotte Carter che proprio con Nanette
Hayes ha inventato un personaggio volubile,
affascinante e divertente che suona perché sta “realizzando un sogno”. Come ha
scritto il Booklist “la più carismatica eroina di
romanzi polizieschi apparsa negli ultimi anni”. BIBLIOGRAFIA · Coq au vin, Neri Pozza, 2001
·
Rhode
Island Red, Neri Pozza, 2004
Stella Duffy Stella Duffy,
nata in Inghilterra nel 1963 e cresciuta in Nuova Zelanda, vive a Londra da
oltre quindici anni. Oltre alla serie di noir con Saz
Martin come protagonista, tradotta in cinque lingue,
ha pubblicato altri romanzi. È anche commediografa, attrice, cabarettista e
occasionalmente presentatrice radiofonica. La trama mozzafiato, lo stile raffinato
e brillante, ironia e una buona dose di erotismo sono gli ingredienti che
compongono i cinque episodi di Saz Martin, investigatrice privata londinese, salutista e
lesbica. Lo stile scelto dall’autrice è violento e rapido, non perde tempo a
fregiarsi di virtuosismi letterari, il ritmo incalzante e serrato dona
all’opera un’originale freschezza. Il tema dell’omosessualità non è
predominante, come osserva la Duffy: “Dire che un
personaggio è gay non è rilevante. Però se non lo dicessi dimostrerei ristrettezza
di vedute, o addirittura paura. Allo stesso modo, penso che il colore della
pelle o il credo religioso e razziale di un personaggio non siano un punto
fondamentale, ma dal punto di vista dei lettori sono aspetti molto importanti.
Il lettore ha bisogno di immaginare ciò che legge, di inserirlo nel suo
contesto: dare una caratterizzazione diventa un modo per aiutare il lettore a
percepire e capire il personaggio. (…) Ho davvero provato, in tutti e cinque i
libri nei quali Saz è protagonista, di non fare della
sua sessualità un argomento centrale. E non credo che i lettori inglesi lo
vedano come un argomento centrale. Forse lo è in Italia, dove non ci sono altre
protagoniste lesbiche, mentre invece ci sono protagonisti gay? Sono convinta,
tra l’altro, che gli omosessuali siano molto più accettati delle lesbiche e che
siamo ben lontani dalla parità dei sessi in questo campo”. Come ci ricorda
l’autrice, il vantaggio del noir rispetto alla letteratura “mainstream” è di poter introdurre temi politici,
sociali, sessuali in modo “naturale”. BIBLIOGRAFIA
·
Calendar girl,
Marsilio, 2002
·
La
settima onda, Marsilio, 2003
·
Beneath the blonde,
Marsilio, 2005 · Carne fresca, Marsilio, 2006 · Bocche di donna, Marsilio, 2009
Barbara Garlaschelli Barbara Garlaschelli
nasce a Milano nel 1965. Laureata in Lettere Moderne all'Università Statale,
scrittrice versatile, si è cimentata con vari generi: dal giallo al thriller,
alla letteratura per ragazzi (genere a cui appartiene Sirena del 2001,
nel quale ha descritto con stile asciutto il suo percorso di vita nei dieci
mesi successivi alla rottura di una vertebra per un tuffo in acque troppo basse
che l’ha costretta fin dall'età di 16 anni su una sedia a rotelle). Nel 1995 ha
visto la luce la sua prima raccolta di racconti di humor
nero: O ridere o morire. Lo stile narrativo dell'autrice, rapido e
leggero, unito alla “cattiveria” dei personaggi e delle trame provoca nel
lettore una sensazione di disagio e perplessità: anche il senso dell'umorismo
può condurre all'omicidio. A tal proposito l’autrice commenta: “Nelle mie
storie c'è dell'umorismo, dell'omicidio. Esorcizzo la morte? Sì, la paura della
morte che, alla fine, è l’unica e vera paura, quella in cui confluiscono tutte
le altre. Lo faccio in modi diversi: a volte raccontando in maniera seria,
altre ridendo”. Ma sul versante noir va ricordato soprattutto Sorelle,
con cui ha vinto il Premio Scerbanenco nel 2004.
Nonostante il ritmo concitato e ossessivo, consumato nell’attesa di una
tragedia imminente, il libro nasconde anche momenti di autentica poesia.
Nell’antologia curata con Nicoletta Vallorani, Alle
signore piace il nero. Storie di delitti, crimini e misfatti (con racconti
di Vallorani, Verasani, Bucciarelli, Tani, Covito e altre) sono costruite storie al femminile, con
protagoniste — ballerine di lap-dance, bambine,
madri, prostitute, presenze eteree — di ogni estrazione sociale e con
sensibilità differenti: donne perse nei propri deliri, donne astute, donne
ingenue, donne vittime e donne poliziotte. Tutte, però, tingono il mistero di
un rosso che non è solo il colore del sangue ma della loro modalità peculiare e
intensa di vivere nel noir la propria femminilità. In tal guisa la capacità
maggiore di Garlaschelli sta nello scandagliare
l’animo umano a mani nude, proponendo storie drammatiche e malinconiche, con
colori, luci, sfumature alternati a suspense, momenti duri e impietosi che
sottolineano l’imprevedibilità del “suo” noir: quando si legge un suo libro
l’inchiostro nero che usa rimane attaccato alla propria pelle. BIBLIOGRAFIA
·
Nemiche, Frassinelli, 1998
·
Alice
nell’ombra, Frassinelli, 2002
·
Sorelle, Frassinelli, 2004 · O ridere o morire, Todaro, 2005 · Alle signore piace il nero (a cura di), Sperling&Kupfer, 2009 |