DORIS E LE ALTRE
Bibliografia dedicata alle donne Premio Nobel per la Letteratura
Nel 1903, solo due anni dopo la creazione della Fondazione Nobel, un Premio Nobel fu attribuito per la prima volta a una donna, Marie Curie, che tra l’altro è tra i pochi scienziati (uomini e donne) ad averlo vinto due volte.
Da allora diverse donne hanno vinto dei Premi Nobel. Fu proprio una donna, Berta von Suttner, a convincere Alfred Nobel ad istituire un Premio per la Pace.
Le donne hanno vinto premi in tutte le categorie tranne l’Economia (tale premio fu istituito nel 1968 e attribuito per la prima volta nel 1969). Fino al 2007 sono state esattamente 35 le donne insignite del Premio Nobel, di queste 11 hanno vinto quello per la letteratura.
Certamente sono una minoranza rispetto ai colleghi uomini, ma proprio per questo il riconoscimento che hanno ricevuto per la qualità del loro lavoro e il loro valore intellettuale e scientifico assume un significato ancora maggiore.
PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 1909

Selma Ottilia Lovisa Lagerlöf – Svezia (1858-1940)
“In apprezzamento dell’elevato idealismo, della vivida immaginazione e della percezione spirituale che caratterizza i suoi scritti.”
Ritratto dell’autrice
Nata a Mårbacka nel Värmland nel 1858 e morta nel 1940, destinata a diventare, da maestra elementare, primo Premio Nobel svedese nel 1909 e prima donna nominata tra gli accademici di Svezia nel 1914, è forse la scrittrice svedese più nota e amata nel mondo.
Dalla Saga di Gösta Berling (1891), ispirata a leggende e canzoni popolari e censurata aspramente dalla critica positivista, al Viaggio meraviglioso di Nils Holgersson (1907), nato come libro di geografia per le scuole, indiscusso capolavoro e grande successo editoriale che le valse una fama mai concessa ad alcun connazionale, le sue opere sono state tradotte, filmate, illustrate ovunque.
Dopo un soggiorno in Sicilia vi ambientò I miracoli dell’Anticristo (1897). Da un viaggio in Palestina trasse la materia per Jerusalem (1901-1902), storia di un gruppo di contadini danesi che si trasferiscono in ‘Terra Santa’.
Selma Lagerlöf ebbe una formazione anti-naturalistica, portata a raffigurare i drammi morali in forme epiche e fantastiche. Cercò nel paesaggio e nelle tradizioni scandinave una naturale corrispondenza tra la dimensione del sogno e quella della realtà. La fiaba pedagogica fu il mezzo che le consentì di realizzare un equilibrio tra verità psicologica e senso del meraviglioso.
Legata alla tradizione orale della sua terra, come a quella delle saghe e delle leggende värmlandesi raccontatele dalla nonna paterna negli anni dell’infanzia, resta uno dei più vivi esempi dell’arte scandinava per eccellenza: quella del raccontare. Il suo è un nome importante nella narrativa romantico-realistica di inizio 'novecento, e nei suoi libri si può attingere con larghezza alla vena di ispirazione fantastica che scorre abbondante in tanta parte della letteratura nord-europea.
Bibliografia (in italiano)
L’ospite di Natale e altri racconti, Paravia, 1967
L’imperatore di Portugallia, Iperborea, 1994
La fanciulla della palude grande, Mimesis, 1995
Jerusalem, Iperborea, 1998
L’anello rubato, Iperborea, 2001
Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson, Mondadori, 2005
La saga di Gosta Berling, Iperborea, 2007
PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 1926

Grazia Deledda – Italia (1871-1936)
“Per i suoi scritti idealisticamente ispirati che con plastica chiarezza dipingono la vita della sua isola natale e con profondità e partecipazione trattano problemi umani in generale.”
Ritratto dell’autrice
Grazia Deledda nacque nel 1871 a Nuoro da una famiglia benestante ed esordì giovanissima (appena diciassettenne) pubblicando alcuni racconti per una rivista di moda. L'ambiente sardo non poteva offrirle la possibilità di studi regolari e così l’adolescente Deledda si fece autodidatta, fornendosi di una cultura disorganica e poco approfondita.
Riuscì a pubblicare il suo primo romanzo, "Fior di Sardegna", nel 1892 ed un altro suo scritto, "Le vie del male" (in cui si precisano il suo stile, i suoi limiti regionali ed i suoi interessi morali), fu ben recensito da Luigi Capuana.
Nel 1899, in seguito al suo matrimonio con il funzionario ministeriale Palmiro Madesani, si trasferì a Roma. La distanza dalla Sardegna agì positivamente su di lei, smussandone il regionalismo e sublimando il folklore sardo dei suoi scritti in una certa atmosfera fiabesca, adattissima agli interessi psicologici e morali dell'autrice.
La vita della Deledda non fu particolarmente ricca di avvenimenti ma fu molto feconda dal punto di vista letterario, scandita com'era dall'uscita quasi annuale dei suoi romanzi.
Tra sue opere più apprezzate: Elias Portolu (1900), Cenere (1904), Canne al vento (1913), Il segreto di un uomo solitario (1914), Marianna Sirca (1915).
Il suo capolavoro riconosciuto Cenere, uscito nel 1904, narra la tragica vicenda dell’amore tra un figlio illegittimo e una madre spregevole e vile, eppure adorata e rimpianta, amata e detestata perché mai realmente presente come madre. Cenere fa parte dei romanzi della maturità artistica e umana dell’autrice, in esso sono presenti tutti gli elementi che l’hanno resa famosa e meritevole del Nobel. Primo fra tutti, il perfetto compenetrarsi tra i personaggi con i loro caratteri peculiari e la natura: quel paesaggio sardo che minuziosamente e magistralmente descrive, superando le incertezze linguistiche di cui fu più volte accusata, è riempito di sfumature e palpiti vitali che ne rendono l’asprezza e l’aridità, musicali e vivifiche. La terra sarda, d’altra parte, così scabra e avara, si attaglia perfettamente ai personaggi che l’autrice descrive, e si rivela uno sfondo perfetto per lo svolgimento di una “tragedia classica”. La primitiva e cruda terra di Sardegna diventa così il teatro universale per la rappresentazione di tragedie e drammi che si ripetono, sotto forme diverse, lungo tutto il percorso della storia umana.
Sospese com'erano tra Verismo e Decadentismo, le opere della Deledda testimoniarono in maniera molto chiara di questo passaggio, sia contenutisticamente che formalmente: dall'interesse per la cultura tradizionale sarda passarono infatti alla vera e propria analisi psicologica, al cospetto della quale l'ambiente isolano veniva trasformato appunto in un puro e semplice sfondo.
Nel 1926 fu la seconda donna a ricevere il premio Nobel per la letteratura, ritirato peraltro - secondo le cronache dell’epoca - “senza l’ombra di un sorriso”. Morì a Roma dieci anni dopo.
BIBLIOGRAFIA
Fior di Sardegna (1892), Ilisso, 2007
Racconti sardi (1895), M. Valerio, 2001
Anime oneste (1895), Garzanti, 1940
La via del male (1896), Newton, 1994
Elias Portolu (1900), Il maestrale, 2007
Cenere (1904), Ilisso, 2005
Canne al vento (1913), Garzanti, 2002
Il segreto di un uomo solitario (1914), Ilisso, 2005
Marianna Sirca (1915), Ilisso, 2007
La madre (1920), Mondadori, 2003
Cosima (1937, pubblicato postumo), Il maestrale, 2007
Annalena Bilsini, Ilisso, 2007
La chiesa della solitudine, Mondadori, 1999
Colombi e sparvieri, Ilisso, 2005
L’edera, Mondadori, 2002 (testo teatrale)
L’incendio nell’oliveto, Mondadori, 2002
Il paese del vento, Newton, 1995
PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 1928

Sigrid Undset – Danimarca (1882-1949)
“Principalmente per le sue potenti descrizioni della vita nordica durante il Medio evo.”
Ritratto dell’autrice
Chi era Sigrid Undset? Può essere interessante notare che è nata lo stesso anno di Virginia Woolf e James Joyce, tre anni prima di D.H. Lawrence e Karen Blixen. Se si esclude Lawrence, per il quale nutre un vivo interesse negli anni ‘30, nessuno di questi autori avrà su di lei una forte influenza dal punto di vista letterario. Ma appartengono alla stessa generazione, sono contemporanei, ognuno nel proprio angolo di Europa e anche se le rispettive produzioni letterarie si sarebbero sviluppate in direzioni differenti, hanno ugualmente una cosa in comune: sono i figli di un’ Europa in crisi profonda e ne sono profondamente consapevoli.
Sigrid Undset nacque il 20 maggio 1882 a Kalundborg, nell’attuale Danimarca, ma la sua famiglia si trasferì in Norvegia a Christiania, ossia Oslo, quando aveva due anni. A 11 anni perse il padre, Ingvald Undset, che era un archeologo di fama internazionale specializzato nell’Età del Ferro in Europa, nel Norreno e nella preistoria europea. Sigrid Undset, che era cresciuta imparando presto sia i segreti dell’archeologia che le saghe norrene e i canti popolari della Scandinavia, fu costretta a lasciare la scuola che frequentava e si iscrisse a scuole di livello inferiore, finalizzate alla formazione professionale, poi all’età di 16 anni si impiegò come segretaria alla AEG.
Già a quell’età la Undset faceva i primi tentativi di scrivere un romanzo ambientato nel Medioevo nordico. All’età di 22 anni aveva terminato il manoscritto del suo primo romanzo, risultato di anni di intenso lavoro notturno, che però venne rifiutato dalla casa editrice. Un paio d’anni dopo aveva già completato un altro manoscritto, abbandonando però il Medioevo per descrivere una figura femminile contemporanea, e questa volta il libro venne pubblicato. Questo fu il travagliato debutto di Sigrid Undset, appena venticinquenne, con un piccolo romanzo realistico sul tema dell’adulterio che suscitò scandalo ma che la collocò tra i giovani autori promettenti della Norvegia.
Negli anni che seguirono, fino al 1919, la Undset pubblicò una serie di romanzi contemporanei ambientati a Christiania. Nel 1909 lasciò l'impiego ed effettuò alcuni viaggi. Visitò la Germania e l’Italia. Nel 1912 si sposò con il pittore norvegese Andrea Svarstad.
Fra il 1920 e il 1922 fu pubblicato, in tre parti, il suo capolavoro “Kristin Lavransdatter” (Kristin figlia di Lavrans), un romanzo storico che narra la vita di una donna in Scandinavia durante il Medioevo. Quello che la Undset fa in questi tre tomi è trasferire forti esperienze di gioia e dolore, di estasi e disperazione, per collocarle in un passato lontano. Sono i misteri della vita, così come li ha vissuti in prima persona, ciò che descrive e quindi quest’ opera, che consta di quasi 1400 pagine, e quella successiva, di più di 1200 pagine, su “Olav Audunssøn” sono, in un certo senso, prive di tempo.
Durante un viaggio a Montecassino, nel 1925, Sigrid Undset annunciò ufficialmente di aver abbracciato la fede cattolica e scrisse un saggio intitolato Propaganda cattolica. Dal 1929 completò una serie di romanzi contemporanei ambientati ad Oslo, tutti di marchio fortemente cattolico.
Nel 1928 vinse il Premio Nobel per la Letteratura a soli 46 anni.
Nel 1934 pubblicò un’opera autobiografica, “Elleve Aar” (Undici anni), che viene considerato uno dei più bei libri con protagonista una bambina della letteratura mondiale.
Alla fine degli anni ‘30 iniziò un nuovo romanzo storico ambientato nel 1700 in Scandinavia. Solo il primo volume “Madame Dorthea” venne pubblicato nel 1939.
Lo scoppio della seconda guerra mondiale la annienterà sia come essere umano che come scrittrice. In seguito all’occupazione tedesca della Norvegia nell’aprile del 1940, dopo aver perduto due dei tre figli, la Undset dovette fuggire all’estero. Già negli anni ‘30 si era opposta fermamente al nazismo ed i suoi libri erano stati vietati in Germania. Per non cadere in ostaggio dei tedeschi si trasferì in Svezia, poi partì per gli Stati Uniti. Nei cinque anni di guerra perorò la causa della sua patria occupata scrivendo e tenendo discorsi. Al ritorno nella Norvegia liberata nel 1945 era esausta. Visse ancora per quattro anni senza però scrivere più neanche una parola.
Bibliografia (in italiano)
Undici anni, Jandi Sapi, 1947
Olav Audunssøn, Garzanti, 1951
Primavera, Fabbri, 1985
La saga dei Vigdis, Iperborea, 1992
Kristin figlia di Lavrans, BUR, 1996
L’età felice, Iperborea, 1998
PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 1938

PEARL SYDENSTRICKER BUCK – Stati Uniti (1893-1973)
“Per le sue ricche ed epiche descrizioni della vita contadina in Cina e per i suoi capolavori biografici.”
Ritratto dell’autrice
Pearl S. Buck nasce a Hillsboro (Virginia occidentale) nel 1892, da una coppia di missionari presbiteriani americani che si trasferiscono in Cina poco dopo la sua nascita. Così Pearl trascorre la sua infanzia a Ching Kiang sul fiume Yang-Tse, poi dal 1900 a Shanghai. Qui riceve l'istruzione dal maestro Kung, dal quale apprende la lingua pechinese, e da una governante dalla quale apprende la lingua cantonese, nonchè le leggende e le storie di magia taoiste. L’inglese le viene insegnato come seconda lingua.
All'età di 18 anni ritorna in Virginia per studiare e dopo la laurea, nel 1917, sposa John Lossing Buck. Si trasferisce con il marito in Cina, dove insegna letteratura inglese all’Università di Nanchino fino al 1934, quando è costretta ad abbandonare il paese a causa delle ritorsioni verso gli stranieri e a ritornare negli Stati Uniti.
Pearl Buck dedica gran parte dei suoi libri alla Cina, primo fra tutti East Wind, West Wind pubblicato nel 1930 e basato su un suo precedente racconto A Chinese Woman Talks scritto quando viveva ancora in Cina. Il suo editore, Richard Walsh, divenne il suo secondo marito nel 1935, dopo che entrambi ebbero ottenuto il divorzio.
Nel 1931 la Buck pubblicò il suo secondo romanzo: La Buona Terra, che fu il libro più venduto per due anni consecutivi e con cui vinse il Premio Pulitzer. Nel 1938, a meno di dieci anni dall’uscita del suo primo libro, fu la prima donna americana a vincere il Premio Nobel per la Letteratura. Nel 1950 divenne membro dell' American Academy of Arts and Letters.
Fino all’anno della sua morte, nel 1973, pubblicò più di settanta libri: romanzi, raccolte di racconti, biografie, poesie, opere teatrali, libri per ragazzi e traduzioni dal cinese.
Tra i romanzi più importanti: Figli (1932) che insieme con La buona terra e La famiglia dispersa (1935) forma una trilogia, Stirpe di drago (1942), La saggezza di Madama Wu (1946), l’autobiografia Le mie patrie (1954), Donna imperiale (1956), Lettera da Pechino (1957), La casa dei fiori (1968), Le ragazze di Madame Liang (1969).
Il nome di Pearl Buck è legato anche alla sua passione e al suo impegno nelle battaglie per i diritti civili e per i diritti delle donne nel suo paese - gli Stati Uniti - e nel paese che ha posseduto il suo cuore, la Cina. Con il marito Richard fondò nel 1942 la East and West Association dedicata allo scambio culturale e alla comprensione tra l’Asia e l’Occidente, nel tentativo di sanare le ingiustizie perpetuate negli Usa nei confronti delle minoranze razziali.
Nel 1949, non accettando che i servizi per l’adozione esistenti considerassero i bambini asiatici o di razza mista inadottabili, istituì The Welcome House Inc. la prima agenzia per l’adozione internazionale e interrazziale. In quasi cinquant’anni di lavoro la Welcome house ha fornito assistenza nella collocazione di più di cinquemila bambini.
Nel 1964, per aiutare i bambini di razza americana/asiatica che non erano proponibili per l’adozione, istituì anche la Pearl S. Buck Foundation che procura sponsorizzazioni e finanziamenti per migliaia di bambini in mezza dozzina di paesi asiatici.
Bibliografia (in italiano)
Angelo guerriero, Mondadori, 1962
Donna imperiale, Mondadori, 1965
L’amore di Ai-Uan, Mondadori, 1968
L’esilio, Mondadori, 1970
La famiglia dispersa, Mondadori, 1970
Sole di mezzogiorno, Mondadori, 1970
Figli, Mondadori, 1970
Un ponte per l’altra riva : tre romanzi, Mondadori, 1973
La madre, Mondadori, 1978
La saggezza di Madama Wu, Mondadori, 1978
Tutti sotto il cielo, Rizzoli, 1979
Cielo cinese, Mondadori, 1980
Il frutto mancato, BUR, 1980
Lettera da Pechino, Mondadori, 1980
Questo indomito cuore, Mondadori, 1980
Uomini di Dio, Mondadori, 1981
Miniatura di Natale, BUR, 1983
Le ragazze dei fiori, Rizzoli, 1984
L’arcobaleno, Rizzoli, 1985
Stirpe di drago, Mondadori, 1991
La buona terra, Mondadori, 1995
La casa dei fiori, Rizzoli, 1995
Le ragazze di Madame Liang, BUR, 1995
Mandala, BUR, 1996
Vento dell’Est : vento dell’Ovest, Mondadori, 1996
La dea fedele, BUR, 1998
PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 1945

GABRIELA MISTRAL – Cile (1889-1957)
“Per la sua poesia lirica che, ispirata da potenti emozioni, ha fatto del suo nome un simbolo delle aspirazioni idealistiche dell’intero mondo Latinoamericano.”
Ritratto dell’autrice
Lucila Godoy Alcayaga , che prese il nome d'arte di Gabriela Mistral, era nata nel 1889 a Vicuña, Provincia di Coquimbo ed era di origine india. Il padre abbandonò la famiglia quando la futura poetessa aveva appena tre anni, ma lei a quattordici era già in grado di sostenere economicamente sia se stessa che la madre, lavorando come aiuto-insegnante.
Straordinario il rapporto tra madre e figlia: alla morte di quest’ultima, nel 1929, Gabriela le dedicò la prima sezione del suo libro Tala.
Nel 1904 pubblicò alcune tra le sue prime poesie, come Ensoñaciones, Carta Íntima e Junto al Mar, nel locale giornale El Coquimbo de La Serena, usando vari pseudonimi.
Nel 1906, proprio mentre lavorava come insegnante, incontrò il suo grande amore Romeo Ureta, che si suicidò nel 1909. La presenza del dolore nella poetica della Mistral, già ampiamente dedicata al tema della morte, giungerà, a causa di tale evento, ad assumere una consistenza ben maggiore di quella espressa da qualsiasi altro suo predecessore nell’ambito della poesia latinoamericana. Altra influenza prepotente è quella dovuta al modo estremamente appassionato con il quale sempre la Mistral vivrà le proprie amicizie, sia maschili che femminili.
Nel 1914 vinse il primo premio in una competizione letteraria nazionale denominata Juegos florales svoltasi a Santiago, per la composizione Sonetos de la muerte.
Da quel momento in avanti adottò sempre lo pseudonimo di Gabriela Mistral in pressoché tutti i suoi scritti. La spiegazione di tale scelta risiede nell’unione dei nomi dei suoi due poeti preferiti: Gabriele d’Annnunzio e Frederic Mistral.
Nel 1922 si trasferì in Messico per collaborare, su invito del Ministero dell’Educazione, ad un piano di riforma scolastica e di promozione dell’istruzione. Qui pubblicò Desolacion, il libro che le diede la fama internazionale, seguito da Lecturas para mujeres, un testo in prosa e versi dedicato ai temi della maternità e della cura dell’infanzia che esprime una forte inclinazione nazionalistica.
Rientrata in Cile le venne conferito il titolo accademico di Docente di lingua spagnola presso l’Universidad de Chile. Grazie ad un tour di letture poetiche conobbe prima gli Stati Uniti, poi nel 1924 l’Europa, continente con il quale stabilì subito un forte legame, tanto da pubblicare a Madrid il suo nuovo libro Ternura, una raccolta di composizioni scritta principalmente per i bambini.
L’anno successivo abbandonò l’insegnamento, avendo ottenuto dallo stato cileno il riconoscimento di un vitalizio. Tra il 1925 e il 1934 visse in Francia e in Italia lavorando per la League for Intellectual Co-operation della Società delle Nazioni e tenendo lezioni in varie università. Al pari di molti artisti ed intellettuali dell'America del Sud, la Mistral divenne anche console del Cile, dal 1932 fino alla sua morte, ricoprendo tale incarico in diverse città europee ed americane.
Nel 1938 a Buenos Aires, grazie all’aiuto dell’amica Victoria Ocampo, uscì Tala, un libro di poesie dedicate alle tradizioni e alle culture del Sudamerica e dell’Europa mediterranea in una sintesi talmente straordinaria da procurare alla Mistral la definizione di “india basca”. Il ricavato della vendita del libro venne devoluto ai bambini resi orfani dalla Guerra civile spagnola.
Nel 1943 un altro suicidio sconvolse terribilmente la sua vita: quello del nipote diciassettenne Juan Miguel, da lei amato come un figlio. Questa morte e l’esplodere delle tensioni della Guerra fredda sono i temi del suo ultimo libro pubblicato in vita: Lagar.
Nel 1945 fu la prima donna sudamericana a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura, precedendo in questo un altro poeta cileno: Pablo Neruda (Nobel per la Letteratura 1971) che fu suo studente e che lei stessa incoraggiò ad intraprendere la carriera artistica.
L’ultimo volume di versi di Gabriela Mistral Poema de Chile uscì nel 1967, a dieci anni dalla morte.
Bibliografia (in italiano)
Poemi delle madri, Carucci, 1958
Gabriela Mistral : premio Nobel per la letteratura 1945, Fabbri, 1967.
Le opere: Desolacion, Ternura, Tala, Lagar, Utet, 1979
Alcune poesie di Gabriela Mistral sono presenti nelle antologie:
M.L. Spaziani, Donne in poesia : interviste immaginarie, Marsilio, 1992
G. Davico Bonino, P. Mastrocola (a cura), L’altro sguardo. Antologia delle poetesse del ‘900, Mondadori, 1996
PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 1966

Nelly Sachs – Germania (1891-1970)
“Per la sua scrittura straordinariamente lirica e drammatica, che interpreta il destino di Israele con toccante forza.”
Ritratto dell’autrice
Nelly Sachs nacque a Berlino, il 10 dicembre 1891, da un ricco industriale di famiglia ebraica e da una donna non ebrea. Trascorse la giovinezza in un ambiente familiare colto in cui studiò musica e danza. Ancora adolescente iniziò a scrivere poesie e a tenere una corrispondenza con la scrittrice svedese Selma Lagerlöf, che fu per lei un esempio e una guida.
Negli anni Venti le sue poesie furono pubblicate su diversi periodici, ma della sua produzione risalente agli anni berlinesi oggi si può leggere poco.
La sua vita, come quella di tutti gli ebrei del suo tempo, a un certo punto fu sconvolta dalle vicende politiche della Germania e dalle persecuzioni razziali del regime nazista. Nel 1940 sfuggì alla deportazione nei campi di sterminio: con l'aiuto di Selma Lagerlöf riuscì a lasciare la Germania insieme alla madre e si stabilì a Stoccolma, dove prese la cittadinanza svedese.
Questa fuga, che la sradicò dal suo ambiente e la privò di affetti e amicizie spezzò in due la sua esistenza e anche la sua opera. La poetessa ripudiò infatti tutti gli scritti precedenti l'esilio, e da allora volle dare voce all'immane tragedia del popolo ebraico, riallacciandosi alla sua antica tradizione mistica. Traduceva i poeti contemporanei svedesi, e intanto componeva poesie proprie, sui temi della persecuzione, dei campi di concentramento, dell'esilio: Nelle dimore della morte (1947), Fuga e metamorfosi (1959), Al di là della polvere (1961), Alla ricerca dei viventi (1971).
Il dramma Eli, scritto nel 1943, venne trasmesso alla radio tedesca nel 1958 grazie all’interessamento di Alfred Andersch. Scrisse anche poemi drammatici come Segni sulla sabbia (1962) e Incantesimo (1970). Sono testi caratterizzati da un linguaggio densamente metaforico, ispirati appunto al destino e alla tradizione letteraria del popolo ebraico.
La vita di Nelly Sachs fu estremamente schiva e riservata e nemmeno le lettere, le testimonianze o il riferimento a scuole o movimenti artistici coevi (avanguardie, Espressionismo, Surrealismo) servono a chiarire il contenuto enigmatico delle sue liriche. Resta al di fuori delle problematiche letterarie o politiche del suo tempo: “questa voce … è lo strumento attraverso il quale risuona per noi il dolore maturato nei luoghi dello sterminio trasformato alchemicamente nel dolore del mondo” (Ida Porena, nota introduttiva all’edizione Einaudi 2006 delle Poesie).
La scrittura poetica della Sachs esula da tecnicismi e preoccupazioni estetiche, nasce da ragioni profonde e da un senso della musica e del ritmo riconducibile alla passione giovanile per la danza.
Ricevette il Nobel per la Letteratura nel 1966, insieme al poeta israeliano Samuel Yosef Agnon, in un abbinamento significativo di due voci dell'ebraismo.
Morì a Stoccolma, a 79 anni, il 12 maggio 1970.
Bibliografia (in italiano)
Al di là della polvere, Einaudi, 1966
Shemuel Josef Agnon, Nelly Sachs : Premi Nobel 1966. UTET, 1979
Poesie, Einaudi, 2006
Nel 1993 è stata pubblicata la corrispondenza tra Nelly Sachs e Paul Celan:
Paul Celan e Nelly Sachs, Corrispondenza, a cura di B. Wiedmann, Il melangolo, 1993
PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 1991

Nadine Gordimer – (Sud Africa 1923-)
“Che – nelle parole di Alfred Nobel - attraverso la sua magnifica scrittura epica è stata di enorme beneficio per l’umanità.”
Ritratto dell’autrice
Nadine Gordimer nasce nel 1923 a Springs, una piccola cittadina mineraria vicino Johannesburg, nella provincia sudafricana del Trasvaal. Entrambi i suoi genitori sono immigrati ebrei: il padre è un gioielliere lituano, la madre ha origine inglese. Dopo aver ricevuto un’educazione di stampo religioso, si iscrive all’Università di Witwatersrand a Johannesburg, dove studia per un anno.
È proprio nell’ambiente universitario, dopo aver toccato con mano le disparità esistenti tra studenti neri e bianchi, che matura il suo impegno contro l’apartheid. Entra in contatto con l’African National Congress (Anc) di Nelson Mandela. L’impegno politico contro il pregiudizio razziale e il lavoro di scrittrice procedono parallelamente. Alcuni dei suoi libri sono stati proibiti in Sud Africa. Nel 1987 è tra i fondatori del Congress of South African Writers, un’associazione di scrittori nata per promuovere la letteratura tra le comunità più svantaggiate e discriminate.
Il legame tra Nadine Gordimer e la scrittura arriva da lontano. Fin da piccola, la madre la incoraggia a leggere e a scrivere. A soli 15 anni pubblica su un periodico sudafricano il suo primo racconto, The Quest for Seen Gold.
E’ essenzialmente un’autodidatta. I suoi riferimenti letterari più importanti sono Cechov e Proust.
Del 1949 è la sua prima collezione di racconti, intitolata Face to Face (Faccia a faccia). Quattro anni dopo, arriva The Lying Days (I giorni della menzogna), il primo romanzo, in cui la scrittrice descrive il nascente movimento anti-apartheid di una piccola cittadina sudafricana.
Fin dalla metà degli anni Settanta, la sua tecnica narrativa si fa più complessa. Con Ospite d’onore (1971) e soprattutto con Il conservatore (1972, Booker Prize nel 1974), inizia a maturare un linguaggio più autenticamente africano, che vuole superare le barriere fra neri e afrikaner.
In questi romanzi, come anche nei successivi – La figlia di Burger (1979) e Luglio (1981) – Nadine Gordimer mostra un difficile contesto sociale e politico attraverso le storie e le prospettive particolari dei suoi personaggi.
In Luglio i drammatici scontri di Soweto, avvenuti nel 1976 tra studenti di colore e polizia, rimangono sullo sfondo, mentre la narrazione si concentra sugli Smales, una famiglia bianca costretta alla fuga. Anche dopo il 1994, anno in cui l’Anc vince le elezioni politiche e Nelson Mandela è eletto presidente del Sud Africa, la scrittrice non abbandona i temi razziali.
Un’arma in casa (1998) ha come protagonista un omicida bianco difeso da un avvocato di colore. Nel suo ultimo romanzo, Sveglia! (2005), alle riflessioni sulla nuova povertà del Sud Africa post-apartheid s’intrecciano quelle su altre questioni contemporanee, come la salvaguardia della natura e il progresso economico, la lotta contro l’Aids e la complessità delle relazioni umane.
Nel 1991 Nadine Gordimer ha ricevuto il Premio Nobel della Letteratura.
Sei anni prima, nel 1985, era stata dichiarata vincitrice del Premio Grinzane Cavour – Sezione Internazionale.
BIBLIOGRAFIA (in italiano)
Un mondo di stranieri (Feltrinelli, 1961)
Il bacio di un soldato (La Tartaruga, 1983)
Qualcosa là fuori (Feltrinelli, 1984)
Occasione d’amore (Feltrinelli, 1984)
Un ospite d’onore (Feltrinelli, 1985)
Il conservatore (La Tartaruga, 1987)
Una forza della natura (Feltrinelli, 1987)
Il mondo tardoborghese (Feltrinelli, 1989)
Luglio (Feltrinelli, 1991)
Storia di mio figlio (Feltrinelli, 1991)
La figlia di Burger (Feltrinelli, 1992)
Il salto (Feltrinelli, 1992)
Nessuno al mio fianco (Feltrinelli, 1994)
Scrivere ed essere. Lezioni di poetica (Feltrinelli, 1996)
Un’arma in casa (Feltrinelli, 1998)
Vivere nella speranza e nella storia (Feltrinelli, 1999)
L’aggancio (Feltrinelli, 2002)
Sveglia! (Feltrinelli, 2006
PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 1993

Toni Morrison – (Stati Uniti – 1931-)
“Che nei suoi romanzi caratterizzati da forza visionaria e apporto poetico dà vita a un aspetto essenziale della realtà americana.”
Ritratto dell’autrice
Alla fine degli anni '60 una nera americana di famiglia operaia, nata a Lorain nell'Ohio, ex attrice e ballerina, decide di realizzare il suo sogno, scrivere della sua gente e soprattutto delle donne afroamericane. Chloe Anthony Wofford comincia dunque a lavorare con assoluta dedizione al suo primo romanzo L’occhio più azzurro (The bluest eye) che segnerà l'inizio di una carriera intensa come interprete della cultura afroamericana e di un impegno profondo per i diritti civili dei neri.
Nel 1981 diviene membro effettivo dell'Accademia americana delle arti e delle lettere. Nel 1988 riceve il premio Pulitzer per il romanzo Amatissima (Beloved 1987).
Nel 1993 la scrittrice, ormai famosa in tutto il mondo con lo pseudonimo di Tony Morrison, riceverà il Premio Nobel per la Letteratura.
Siamo nella nuova America che si muove, inquieta, percorsa da un'onda di agitazione che da qui si espanderà in tutto l'occidente: le libertà, il pacifismo, la voglia di contare e di contrastare il potere precostituito hanno acceso la rivolta che si è diretta in varie direzioni.
Questi sono anche gli anni della lotta alla segregazione razziale che alimentano il sogno, il famoso sogno di Martin Luther King,"I have a dream…", il nero non deve essere il colore dell'odio, deve diventare tuo fratello; sono gli anni che preparano l'avvento di Malcom X, leader dell'intransigenza nera. La battaglia dei neri si intreccia con il vastissimo movimento di contestazione i cui protagonisti sono studenti ed intellettuali che lottano per i diritti civili, per l'emancipazione della donna, per la pace, contro la politica estera americana, per la solidarietà tra i popoli.
Poi il 1968: la morte di King ed il conseguente volgersi violento della lotta, le Pantere Nere e la giustizia sommaria; è il momento in cui Tomaie Smith sale con John Carlos sul podio olimpico senza scarpe e coi calzini neri, il pugno chiuso guantato di nero, immagine che diventerà il simbolo della rivolta nei ghetti. L'equilibrio e l'enorme potenza della grande America sono in discussione, il grande sogno americano si sta spezzando sotto la pressione delle proteste, ma Richard Nixon continua a spedire marines e napalm nel Vietnam.
La radicalizzazione della lotta per i diritti propria di quegli anni assume in America una caratteristica fondamentale: la creazione di coalizioni di persone che lottano e si occupano allo stesso tempo di razza, sesso e identità sociale. A livello individuale le donne nere hanno subito una sorta di discriminazione incrociata che le ha costrette a sviluppare una forma di coscienza multipla per accettare ed affermare il loro sé di genere, di razza e il loro ruolo nella società civile.
Toni Morrison afferma che non si può indugiare sulla vittimizzazione e la miseria delle donne nere: con la letteratura afroamericana si deve invece celebrare la cultura nera, la capacità delle donne di trascendere la sofferenza con la volontà e la creatività nel modellare nuove vite. Questo è quanto la scrittrice cercherà di fare con i suoi romanzi.
Tutti i romanzi di Toni Morrison hanno la caratteristica comune delle prospettive multiple e della frammentazione voluta del racconto. In tal modo ogni romanzo diventa un insieme di storie concepite come parti integranti della tradizione culturale nera, nel tentativo di creare un genere vero e proprio: la letteratura nera.
Primo elemento distintivo di questa novità è il "target", la scrittrice non scrive per tutti, e tanto meno per i bianchi, è evidente anzi che scrive per i neri, a loro si rivolge in un linguaggio che solo la comunità nera può capire. Il bianco che desidera avvicinarsi ai suoi romanzi deve compiere uno sforzo notevole per raggiungere il suo messaggio profondo: deve riuscire ad immedesimarsi e, in particolare in The Bluest Eye, deve calarsi nell'"io" narrante di una bambina nera che racconta la storia di un'altra bambina nera che non accetta di essere nera.
Anche il linguaggio usato dalla scrittrice non ci aiuta. I caratteri dell'oralità africana sono sempre presenti: la storia viene quasi sospesa fuori dal tempo e si arricchisce di fantasmi, sogni, elementi surreali e tra tutti il drammatico fantasma della schiavitù che ricompare a tratti nel racconto sotto forma di razzismo, intolleranza, violenza.
“Solo tornando al cuore del dolore è possibile esorcizzare il passato”; su questo assunto si basa tutta l'arte di Toni Morrison, la sua strategia narrativa che utilizza, oltre ai caratteri dell'oralità africana, anche la musica. Il ritmo dei suoi racconti non è mai lineare, spesso è disorientante nella struttura del calling-response mutuata dal jazz e dal soul, frasi gettate nel mezzo da cui scaturiscono risposte in un alternarsi di presente e memoria del passato. E poi il blues, blues is a feeling, è un insieme di sentimenti, dolore, rabbia, passione, amore, odio, speranza: nasce come strumento e diventa il manifesto del popolo nero ed è sempre presente come uno spartito nei romanzi della scrittrice.
Fino al 2006 Toni Morrison è stata docente di Scienze umane alla Princeton University.
BIBLIOGRAFIA (in italiano)
Amatissima, Frassinelli, 1988
Sula, Frassinelli, 1991
Jazz, Frassinelli, 1993
Giochi al buio, Frassinelli, 1994
L’isola delle illusioni, Frassinelli, 1994
L’occhio più azzurro, Frassinelli, 1994
Il canto di Salomone, Frassinelli, 1997
Paradiso, Frassinelli, 1998
Chi ha più coraggio? La formica o la cicala, Frassinelli, 2003
Le opere. Canto di Salomone-Amatissima UTET, 2003
Amore, Frassinelli, 2004
PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 1996

Wislawa Szymborska – Polonia (1923-)
“Per la capacità poetica che con ironica precisione permette al contesto storico e ambientale di venire alla luce in frammenti di umana realtà.”
Ritratto dell’autrice
Wisława Szymborska è una delle piú grandi poetesse dei nostri tempi, ma sembra che non voglia farlo sapere. Il pubblico italiano sa che nel 1996 ha vinto il Premio Nobel per la letteratura eppure non ha mai visto un suo passaggio in televisione o ascoltato la sua voce per radio e, forse, neppure incontrato una sua fotografia su un giornale.
Nasce nel 1923, la sua famiglia presto si trasferisce a Cracovia, sua attuale residenza e trascorre la giovinezza, come la maggior parte dei giovani scrittori dell'epoca, aderendo all'ideologia comunista polacca. Nelle sue prime opere l'influenza politica è notevole, ma in seguito la delusione per una fede giovanile mal riposta, la porterà a ricordare quel periodo con dure parole: "Ho fatto parte di una generazione che ha creduto. Io credevo. Svolgevo i miei compiti in versi con il convincimento di far bene. E' stata la peggiore esperienza della mia vita."
Oggi Wyslawa Szymborska è una scrittrice di culto, leggendo le sue poesie si ha l’impressione di trovarsi di fronte alla grande letteratura, quella che può avere un peso reale nella vita di chi legge, che contiene i germi del cambiamento e delle risposte di cui ognuno va in cerca. Probabilmente è perché i suoi testi contengono un invito sottile quanto rigoroso ad aprire gli occhi sulla realtà, a prendere coscienza dei limiti ineludibili del nostro esistere, ma anche della profondità della condizione umana e del nostro comune destino.
Per la Szymborska la poesia, come la vita, si fonda sul confronto con la realtà, un confronto concreto e non intellettuale, vivo e non astratto, un confronto vissuto, partecipato, mai sublimato a vana sentimentalità o a idea. Per capire, quindi, bisogna mettersi in gioco perché non c’è nulla che il nostro affannarci possa trattenere, neppure con l’aiuto della memoria. Ciò che viviamo passa, è “benvenuto e addio in uno solo sguardo”, eppure se il poeta riesce a meravigliarsi davanti alla realtà che lo circonda può dire “tutto è mio, niente mi appartiene”.
In questo senso, la poetessa polacca vuole indicare una strada, inevitabile quando la poesia è chiamata a svelare l’inganno, a fare chiarezza, a caratterizzarsi per un’etica che si propone di dire la verità sulla vita. Non c’e’ spazio quindi, nella scrittura, per i sentimentalismi o per le sperimentazioni stilistiche che tradiscono solo il desiderio di affermazione del poeta, ma bisogna saper guardare il mondo “un miracolo, basta guardarsi intorno: il mondo onnipresente”.
Attraverso una descrizione accurata e lucida dell’esistenza nella sua cruda concretezza, la Szymborska sbatte in faccia al lettore le questioni importanti sulla vita, ma con leggerezza, senza affaticarlo con versi ermetici, servendosi di una lingua semplice e spesso colloquiale, facendolo sorridere per l’ironia mentre gli grava le spalle di domande. L’ironia dei suoi versi è tagliente, ma mai fine a se stessa, aggressiva o appesantita dal giudizio, ma piuttosto destinata a svelare il ridicolo, l’inopportuno, il disumano.
La coscienza del reale è anche coscienza del tempo che è dato e coscienza della morte. Le sue poesie risuonano come un monito: attenzione, perché il tempo passa e solo in quel passaggio rapido e convulso della vita è possibile cogliere la risposta a ogni domanda, la bellezza che trascende l’ingiusta fine di ogni esistenza, ogni male.
Sono versi che fanno chiarezza, disinnescano l’inganno e mettono in risalto i veri contorni della cose, versi che sono un antidoto all’illusione, all’apparenza, alla mancanza di discernimento.
BIBLIOGRAFIA (in italiano)
Gente sul ponte, Scheiwiller, 1996
La fine e l'inizio, Scheiwiller, 1997
Vista con granello di sabbia, Adelphi, 1998
25 poesie, Mondadori, 1998
Taccuino d'amore, Scheiwiller, 2002
Posta letteraria, ossia come diventare (o non diventare) scrittore, Scheiwiller, 2002
Uno spasso, Scheiwiller, 2003
Ogni caso, Scheiwiller, 2003
Attimo, Scheiwiller, 2004
Discorso all'ufficio oggetti smarriti. Poesie 1945-2004, Adelphi, 2004
Letture facoltative, Adelphi, 2005
Appello allo Yeti, Scheiwiller, 2005
Sale, Scheiwiller, 2005
Grande numero, Scheiwiller, 2006
Due punti, Adelphi, 2006
PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2004

Elfriede Jelinek – Austria (1946-)
“Per il fluire musicale di canto e controcanto in romanzi e testi teatrali che, con straordinario ardore linguistico, rivelano l’assurdità dei clichés sociali e il loro potere soggiogante.”
Ritratto dell’autrice
Elfriede Jelinek, che vive solitamente tra Vienna e Monaco di Baviera, è nata il 20 ottobre 1946 a Mürzzuschlag, in Stiria. Di padre ebreo e madre ceca, dopo l’esame di maturità in un istituto religioso, si è diplomata in organo al Conservatorio di Vienna ed è laureata in storia del teatro e storia dell’arte.
Fin dal suo debutto con il romanzo pop Siamo zimbelli, baby (1970) – un ironico e divertito collage di stereotipi tratti dai gerghi giovanili – si presentava sulle scene letterarie di lingua tedesca come una scrittrice difficile da catalogare, divisa tra l’attenzione ai fenomeni sociali e la sperimentazione linguistica. Si trattava in ogni caso di uno stile insolito e aggressivo, che le procurerà la fama di enfant terribile della nuova letteratura austriaca: una fama consolidata negli anni dall’impegno politico (con l’adesione nel 1974 al Partito comunista austriaco, da cui uscirà nel 1991), dagli interventi saggistici sui miti della cultura di massa, dal dibattito sul rapporto tra arte e politica suscitato con una lettera aperta a Peter Handke e Alfred Kolleritsch, e soprattutto dai successivi romanzi e lavori teatrali.
Se in Michael. Un libro per giovani destinato alla società infantile (1972) l’interesse era ancora rivolto ai modelli proposti dalla televisione e alla loro incidenza sui comportamenti giovanili, il romanzo Le amanti (1975) esemplificava nel destino di due operaie i meccanismi di controllo e oppressione nella società di massa del benessere e dei consumi, demolendo il mito dell’amore e del matrimonio. Gli esclusi (1980) delineava invece un ritratto spietato della piccola borghesia austriaca negli anni Cinquanta mostrando, nella storia dello sterminio di una famiglia tratto da un caso di cronaca, l’attenzione dell’autrice per le possibilità offerte dal genere noir.
Parallelamente la Jelinek si dedicava alla traduzione di autori come Thomas Pynchon e a un’intensa scrittura per il teatro, con dei lavori che, nella loro radicale sperimentazione, indicavano una nuova strada alla drammaturgia contemporanea.
E’ solo con la pubblicazione del romanzo La pianista (1983), tuttavia, che l’autrice ottiene il consenso incondizionato della critica e conquista un più vasto pubblico di lettori.
Inizia qui una notorietà che crescerà con l’arrivo di autorevoli riconoscimenti internazionali: prima del Nobel per la letteratura nel 2004 ottiene il premio Büchner nel 1998, il più importante nel campo della letteratura di lingua tedesca, e il premio Heine della città di Duesseldorf nel 2002, di cui sono stati precedentemente insigniti scrittori del calibro di Max Fisch, Wolf Biermann e Hans Magnus Enzensberger.
Le ragioni del successo de La pianista sono in parte dovute alla scabrosità dei temi toccati dal romanzo e alle sue possibili componenti autobiografiche. L’attenzione della stampa si sposta così dal testo alla figura della scrittrice, mettendone in evidenza le coincidenze con la protagonista del romanzo (la formazione musicale, la convivenza con la madre, l’internamento del padre in un ospedale psichiatrico). Un analogo meccanismo caratterizzerà la ricezione del romanzo La voglia (1989) favorendo l’equivoco di un “erotismo al femminile”, sulla scia di autrici come Almudena Grandes o Alina Reyes. Anche la trasposizione cinematografica de La pianista nella regia di Michael Haneke, premiata a Cannes nel 2001, si è tradotta in un rinnovato interesse verso la figura della scrittrice, riportando in Germania il romanzo nella classifica dei best sellers.
In realtà Elfriede Jelinek ha poco a che fare con un simile trend e persegue intenti e finalità completamente diversi dall’emancipazione di un supposto erotismo femminile, più profondi e complessi. Nelle ultime opere prevale una riflessione sulla drammatica storia austriaca del Novecento e sul suo riverbero nel presente, in una tecnica narrativa che sfrutta sempre più abilmente gli schemi e i temi del romanzo noir.
In Voracità (2000), ultimo romanzo tradotto anche in italiano, un prestante gendarme di provincia si trasforma in serial killer, in una sferzante critica dei nuovi miti della bellezza e dello sport.
Nel 2000 la Jelinek è stata bersaglio di una violenta campagna politica scatenata dal Partito nazionalista austriaco di Haider contro gli intellettuali “indesiderati” in Austria ed ha reagito sia attraverso pubbliche prese di posizione e interventi sulla stampa, sia attraverso testi letterari carichi di allusioni politiche, come nel monologo L’addio. La giornata di delirio di un leader populista (2000), in cui è messo in scena lo stesso Haider: una denuncia del neonazismo austriaco, un vero e proprio pamphlet nel ritmo della tragedia.
BIBLIOGRAFIA (in italiano)
Le amanti, Frassinelli, 2004
La voglia, Frassinelli, 2004
L’addio. La giornata di delirio di un leader populista, Castelvecchi, 2005
Bambiland, Einaudi, 2005
La pianista, Einaudi, 2005
Sport: una piece ; Fa niente: una piccola trilogia della morte, Ubulibri, 2005
Voracità, Frassinelli, 2005
PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2007

Doris Lessing – Inghilterra (1919-)
"Narratrice epica dell'esperienza femminile, che con scetticismo, passione e potere visionario ha messo sotto esame una civiltà divisa".
Ritratto dell’autrice
Doris Lessing (Doris Tayler) nasce nel 1919 a Kermanshah, in Persia (l'attuale Iran). Segue i genitori in un angolo sperduto della Rhodesia del Sud, oggi Zimbabwe, dove vive in una fattoria fino al 1949, quando, all'età di trent’anni, abbandona il marito per trasferirsi in una Londra devastata dai bombardamenti, con poche sterline e con sottobraccio il manoscritto del suo primo romanzo, L'erba canta.
L'attività di scrittrice si svolge in parallelo alla sua militanza politica con l'adesione al comunismo: il viaggio in Urss con la delegazione degli "Scrittori per la pace" nel 1952, il reportage dalla Rhodesia del Sud pagatole dall'ambasciata sovietica a Londra, fino all'abiura, nel 1956, dopo le confessioni di Kruscev al XX congresso del PCUS.
Grande protagonista della letteratura inglese e mondiale, Doris Lessing non può essere etichettata semplicemente come una scrittrice femminista e impegnata. E' soprattutto una ribelle, una pensatrice eterodossa, refrattaria ad ogni dogmatismo e capace di mettere a nudo le ipocrisie dell'industria editoriale, come quando scrisse un libro sotto pseudonimo Il diario di Jane Somers, respinto dalle grandi case editrici, compresa quella per cui lei stessa pubblicava.
Doris Lessing nei suoi romanzi ha saputo raccontarci i mutamenti della figura femminile nella seconda metà del Ventesimo secolo, così come si è rivelata una maestra nell'indagare gli universi degli emarginati e nell'infrangere i tabù della società borghese, parlandoci dell'amore tra persone anziane come delle emozioni di coloro che per disgrazia nascono "diversi".
Donna di passioni politiche, sentimentali e artistiche. Donna che non teme di confessare le proprie delusioni e illusioni, la Lessing appartiene alla cerchia di quelle autrici che usano la scrittura per scoprire che cosa pensano e che cosa sono: "Scrivere mi serve per tenermi in piedi".
Una " lottatrice", che però ama occuparsi anche del suo gatto e del suo giardino.
Le opere della Lessing sono comunemente divise in tre periodi: il comunismo (1944-1956), quando scrive radicalmente su temi sociali, il tema psicologico (1956-1969) e il sufismo (la forma di ricerca mistica tipica della cultura islamica) che viene esplorato nella serie di Canopus. Dopo i temi sufisti la Lessing ha lavorato in tutte e tre le aree.
Il suo romanzo Il taccuino d’oro è considerato un classico della letteratura femminista da molti studiosi, ma stranamente non dall’autrice stessa. Il romanzo, che analizza i motivi di vita, politici, sociali, sessuali della protagonista Anna Wulf raccolti in quattro taccuini, la fece entrare nella rosa dei possibili candidati al Premio Nobel nel 1996.
Quando le chiedono quali dei suoi libri considera il più importante, Doris Lessing sceglie la serie fantascientifica di Canopus in Argos. Questi libri mostrano, da molti punti di vista, come una società avanzata può combattere l’evoluzione forzata. La serie di Canopus, di cui non esiste la traduzione italiana, è basata in parte sul sufismo, cui la Lessing fu introdotta da Idries Shah. I suoi primi lavori sullo "spazio interno" come Memorie di una sopravvissuta sono anch’essi connessi a questo tema.
Ha pubblicato anche due volumi di un’autobiografia: Sotto la pelle, nel 1994, sui primi trent’anni di vita, dal 1919 alla partenza per l’Inghilterra, tra tradizione europea e vita africana, due continenti e due culture in conflitto; e Camminando nell’ombra, nel 1997, sugli anni della costruzione dell’identità letteraria, politica, esistenziale, in una nazione e una città provate dalla guerra, tra il 1949 e il 1962. Non ha scritto, come era nel progetto iniziale, il terzo e ultimo volume.
A parte questo, ha scritto numerosi racconti sui gatti, che sono i suoi animali preferiti.
Alla domanda: Perché pensa di avere ricevuto il premio ora, dopo essere stata tra i finalisti per quarant'anni? ha risposto: “Probabilmente perché ho scritto in tante maniere diverse, pensando sempre che fosse un mio diritto. Ho assommato una lista notevole di generi diversi”. Sarebbe stata delusa se non avesse vinto il Nobel? “No, la cosa è andata avanti per anni, e onestamente era una gran noia. Ho vinto tutti i premi europei. Questo è il più famoso, ma non significa che sia il migliore dal punto di vista letterario”. (Corriere della sera, 17 ottobre 2007)
BIBLIOGRAFIA (in italiano)
A ciascuno il suo deserto (testo teatrale), Einaudi, 1963
L’abitudine di amare, Feltrinelli, 2003
L’altra donna, Feltrinelli, 2001
Amare ancora, Feltrinelli, 1998
Ben nel mondo, Feltrinelli, 2000
La brava terrorista, Feltrinelli, 1994
Camminando nell’ombra. La mia autobiografia (1949-1962), Feltrinelli, 1999
Commedia con la tigre (testo teatrale), Einaudi, 1967
Il diario di Jane Somers, Feltrinelli, 2002
Discesa all’inferno, M. Tropea, 1996
Echi della tempesta, Feltrinelli, 1994
L’erba canta, La tartaruga, 2000
L’estate prima del buio, Bompiani, 1974
Gatti molto speciali, La tartaruga, 2002
Un matrimonio per bene, Feltrinelli 1992
La noia di essere moglie, Feltrinelli, 1983
Le nonne, Feltrinelli, 2006
Mara e Dann, Fanucci, 2005
Martha Quest, Feltrinelli, 2003
Memorie di una sopravvissuta, Fanucci, 2003
Mia madre, Bollati Boringhieri, 1988
Le prigioni che abbiamo dentro. Cinque lezioni sulla libertà, Minimum fax, 2003
Il quinto figlio, Feltrinelli, 2000
Racconti africani, Feltrinelli, 2001
Racconti londinesi, Feltrinelli, 2000
Se gioventù sapesse, Feltrinelli, 2000
Il senso della memoria : saggi e racconto, Fanucci, 2006
Il sogno più dolce, Feltrinelli, 2003
Sorriso africano, Feltrinelli, 2001
Sotto la pelle. La mia autobiografia (1919-1949), Feltrinelli, 1998
La storia di un uomo che non si sposava, Guanda, 2002
Il taccuino d’oro, Feltrinelli, 2000
TUTTE LE DONNE INSIGNITE DEL PREMIO NOBEL NELLE ALTRE CATEGORIE
Fisica:
1903 Marie Sklodowska Curie (polacca, per le sue ricerche sul fenomeno della radiazione)
1963 Maria Goeppert Mayer (polacca, per le sue scoperte sulla struttura del guscio nucleare)
Chimica:
1911 Marie Sklodowska Curie (polacca, per la scoperta degli elementi radio e polonio, per l’isolamento del radio e lo studio della natura e dei composti di questo importante elemento)
1935 Irene Joliot-Curie (francese, per il suo contributo alla sintesi dei nuovi elementi radioattivi)
1964 Dorothy Crowfoot Hodgkin (inglese, per aver determinato con le tecniche dei raggi X la struttura di importanti sostanze biochimiche)
Fisiologia e medicina:
1947 Gerty Radnitz Cori (ceca, per la scoperta del decorso della conversione catalitica del glicogeno)
1977 Rosalyn Sussman Yalow (statunitense, per la scoperta della tecnica di radioimmunoassay degli ormoni peptidi)
1983 Barbara McClintock (statunitense, per la sua scoperta di elementi genetici mobili)
1986 Rita Levi Montalcini (italiana, per le scoperte dei fattori di crescita)
1988 Gertrude Elion (statunitense, per le scoperte di importanti principi di farmacologia)
1995 Christiane Nusslein-Volhard (tedesca, per le scoperte sul controllo genetico dello sviluppo embrionale prematuro)
2004 Linda B. Buck (statunitense, per le scoperte di recettori degli odori e l’organizzazione del sistema olfattivo)
Pace:
1905 Baroness Bertha von Suttner (ceca, scrittrice, presidente onorario dell’Ufficio Permanente per la Pace Internazionale di Berna)
1931 Jane Addams (statunitense, sociologa, presidente internazionale della Lega Internazionale delle Donne per la Pace e la Libertà)
1946 Emily Greene Balch (statunitense, docente di storia e sociologia, presidente onoraria internazionale della Lega Internazionale delle Donne per la Pace e la Libertà)
1976 Betty Williams e Mairead Corrigan (irlandesi, fondatrici del Movimento per la Pace dell’Irlanda del Nord)
1979 Madre Teresa (macedone, leader dell’Ordine delle Missionarie della Carità)
1982 Alva Myrdal (svedese, ministro, diplomatica, scrittrice)
1991 Aung San Suu Kyi (birmana, leader dell’opposizione, sostenitrice dei diritti umani)
1992 Rigoberta Menchu Tum (del Guatemala, combattente per i diritti umani, soprattutto delle popolazioni indigene)
1997 Jody Williams (statunitense, per il suo lavoro per la messa al bando e la bonifica delle mine antiuomo)
2003 Shirin Ebadi (iraniana, per le sue lotte per la democrazia e i diritti umani)
2004 Wangari Maathai (keniana, per il suo contributo allo sviluppo sostenibile, alla democrazia e alla pace)
Fonte: http://www.almaz.com/nobel/women.html
torna all'elenco delle bibliografie >>>